“Se le strade cambiassero di nome, un bel giorno tutt’a un tratto…”

Pubblicato: 13 agosto 2013 in Rassegna stampa
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Non è la canzone di Paolo Pietrangeli, che voleva trasformare Corso Umberto in Karl Marx Strasse, ma è la “geniale” proposta di Ferragosto del Sindaco di Firenze, che, in preda ad un nuovo sussulto numerico, questa volta ha deciso di rinominare 100 strade di Firenze.

Mentre per l’ennesima estate cerca in ogni modo di farsi spazio nella politica nazionale a colpi di battute rottamatrici e comparsate nelle ex Feste dell’Unità, Renzi, forse consapevole di non avere molte possibilità di diventare il prossimo Presidente del Consiglio, comincia a ripiegare sui temi cittadini.

E’ infatti di qualche giorno fa la dichiarazione “fare il Sindaco e il leader nazionale è compatibile”. Il che per molti fiorentini suona un po’ come una minaccia. Soprattutto dopo l’ultima sparata sui 100 nomi di strade da rinominare. Tra l’altro il regolamento per la toponomastica all’articolo 11, che Renzi considera carta straccia, impedisce “cambi di nomi di strade per non recare disagi ai cittadini”.

Conosciamo bene la vena pubblicitaria che contraddistingue le sue operazioni anche in ambito cittadino (la ricerca della Battaglia di Anghiari nel Salone dei Cinquecento, la ripresentazione del progetto di Michelangelo per la facciata della Basilica di San Lorenzo), ma con la trovata dei nomi delle strade da cambiare, Renzi supera se stesso tentando di mettere in pratica un’operazione  pericolosa per la memoria e l’identità della città e dannosa sul piano economico per i gli abitanti e per le casse del Comune.

Intanto è tutto da dimostrare che, come assicura il Sindaco, il cambio di nome non comporterebbe nessun aggravio per i residenti sia per i documenti di identità che per i contratti di fornitura di servizi come la luce e l’acqua. Consideriamo che i documenti da aggiornare a carico dei cittadini sono anche altri: il conto corrente postale o bancario, la tessera sanitaria, le assicurazioni, la parte relativa alla telefonia mobile etc.

Ammesso anche che un passaggio di questo tipo possa essere a costo zero per chi vive nelle vie interessate dal cambiamento, il che è praticamente impossibile, il Comune ci rimetterebbe comunque dal punto di vista dei costi che un’operazione che coinvolge 100 strade andrebbe a generare. E’ questo che vogliamo da un Comune in tempi di crisi economica e sociale e tagli ai servizi? Quando gli enti pubblici dicono di non essere in grado di gestire servizi essenziali come il trasporto pubblico locale, l’assistenza ai disabili e gli asili nido?

Ma, oltre al lato puramente economico, la trovata renziana è inaccettabile dal punto di vista del danno che andrebbe a creare all’identità di Firenze e dei suoi cittadini. Chi può decidere se abbia ancora senso chiamare una via con il nome di una città piuttosto che di uno Stato? Per quale ragione la città di Firenze dovrebbe privarsi dei nomi di strade o di piazze che si sono sedimentati nell’identità collettiva per far posto a nomi di personaggi famosi, da poco scomparsi, vivi nel ricordo delle persone ma che andrebbero a cancellare parte della storia della città?

Di solito i nomi delle strade cambiano quando ci sono dei cambi di regime. Ecco perché i viali di circonvallazione, originariamente dedicati ai Savoia, sono stati intitolati a dei martiri dell’antifascismo. Ma quale può essere il senso di una “ri-denominazione” di massa se non quello di una trovata pubblicitaria e una palese opera di rimozione di identità e memoria collettiva?

Il senso lo dà l’intento di cancellare strade come Via Tripoli o Piazza Adua. Certo, come dice lo storico Cardini, la battaglia di Adua “fu l’inizio di un’avventura coloniale disastrosa”, ed è proprio per questo, mentre per lui e per Renzi andrebbe cancellata, che non va dimenticata, perché ricorda una pagina disastrosa della storia del colonialismo italiano.

Tra le strade non meritevoli di esistere ci sarebbero anche quelle che si chiamano con nomi di Stati che non ci sono più, un tempo appartenenti al blocco socialista e solo per questo da cancellare dalla memoria e dalla Storia, a partire dalla toponomastica: Via Unione Sovietica, Via Jugoslavia, Via Cecoslovacchia.

Insomma, nei giorni di Ferragosto senza altre possibilità di visibilità, Renzi come Re Sole annuncia una decisione che ha già preso da solo e la comunica alla città a mezzo stampa, evitando come al solito qualsiasi tipo di confronto. Ancora una volta ci propone una politica fatta di spot senza considerare le reali conseguenze sui cittadini.

 

 

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