Crisi Grecia e Sud Europa, Sonia Mitralia a Firenze: “La politica dal basso, unica soluzione per salvarci dall’austerità”

Pubblicato: 13 giugno 2013 in Finanza
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di Spazi Liberati*

Le informazioni che arrivano dalla Grecia sono poche e frammentarie, ma descrivono una situazione economica tragica causata dalle politiche di risanamento imposte da Commissione Europea, Banca Centrale e Fondo Monetario Internazionale: alto livello di disoccupazione, una popolazione costretta ad assaltare i supermercati, i furti aumentati del 600% in un anno, la caduta del 75% del consumo di gasolio per il riscaldamento, l’assenza dello Stato sociale, l’impossibilità per tre milioni di persone di accedere alle cure mediche. Una situazione che sta impoverendo sempre più la popolazione e che è bene conoscere nei dettagli per evitare che il perseverare sulle politiche liberiste di austerità da parte del governo italiano deprima oltremisura anche la nostra economia, già in forte crisi. Abbiamo parlato della crisi ellenica con Sonia Mitralia, femminista greca e attivista dei movimenti anticapitalisti, a Firenze per un ciclo di incontri.

Quali forme ha assunto la resistenza politica e sociale? La crisi ha spinto le persone a creare o rafforzare le reti di solidarietà?
Le misure imposte dalla Troika in effetti, sono delle misure politiche che non sono state prese, come vogliono farci credere, per risolvere la crisi economica e per pagare il debito, ma per distruggere tutto ciò che è collettivo. Inoltre costituiscono un problema per la democrazia perché votate contro la Costituzione e rendono impossibile ai lavoratori esprimere i propri bisogni contro la Troika e il governo. Dopo 3 anni, 17 scioperi generali, dopo il movimento degli Indignati che ha portato milioni di persone in strada, ora si registra molta stanchezza, tanto più che i greci hanno sempre maggiori problemi personali, non hanno abbastanza soldi per mangiare o per prendere l’autobus per andare alle riunioni politiche. E’ chiaro allora che è estremamente importante avere una speranza, un obiettivo politico che possa far rivivere la voglia di lottare e di credere nell’esistenza di una soluzione possibile.

Si può parlare di una vera e propria emergenza umanitaria in Grecia? Se il sistema del Welfare è stato smantellato, chi e come si occupa dei soggetti deboli e non autosufficienti, quali bambini, anziani, disabili?
E’ vero che c’è un’emergenza per quanto riguarda l’accesso ai bisogni fondamentali della popolazione, sappiamo, per esempio, che ci sono 30.000 tagli di elettricità al mese, ma il problema più grave è che ci sono 3 milioni di persone che non hanno assistenza sanitaria. Proprio intorno a questo problema è nato un movimento di solidarietà con iniziative autogestite un po’ in tutta la Grecia: ci sono strutture per fornire medicinali e cure mediche ed esistono anche farmacie popolari e distributori di medicinali. Ce ne sono per esempio a Salonicco e ad Atene. Io stessa sono attiva in una struttura nell’ex aeroporto Elleniko che ha dato cure già a diverse migliaia di persone. Esistono anche strutture per la distribuzione di alimenti, queste collaborano con i contadini che non vogliono passare attraverso intermediari: è una modalità di distribuzione assai radicale che propone una distribuzione diretta, dal produttore al consumatore.

Anche la destra di Alba dorata parla di solidarietà popolare
È vero, non c’è solo un movimento che ha come scopo la ripartizione delle ricchezze, che vuole l’uguaglianza e l’accesso universale alle cure; c’è anche il suo contrario, un movimento di sedicente solidarietà promosso dai neonazisti di Alba Dorata. Bisogna dire che sono molto bravi nella promozione del loro partito: creano degli eventi politici facendo credere che siano eventi di solidarietà per dare aiuti concreti alle persone. Hanno utilizzato uno slogan molto forte che diceva: “Contro i medici senza frontiere vogliamo creare i medici con frontiere”. E infatti raccolgono sangue greco per i greci e nella piazza di fronte al parlamento distribuiscono alimenti chiedendo la carta d’identità che dimostri la nazionalità greca , lasciando senza cibo gli immigrati poveri.
Un altro problema riguarda i permessi per vendere prodotti nei mercati popolari: lo Stato opera una distinzione tra le persone che sono di destra e quelle di sinistra, favorendo le prime. Molte persone di destra, infatti, ottengono i permessi grazie ad una tradizione politica profondamente radicata che vuole evitare che forze progressiste possano partecipare ai mercati popolari, accade così che in questi luoghi si trovano molti fascisti simpatizzanti di Alba Dorata.

Le donne sono da sempre tra i soggetti più colpiti dalle crisi economiche. Immaginiamo che ciò accada anche in Grecia. Come stanno reagendo le donne a tutto questo?
Nella prima fase della crisi, prima del Memorandum, erano soprattutto gli uomini che lavoravano nel settore edilizio a essere toccati dalla crisi, ma quello che è veramente interessante e drammatico è che è stata la crisi del debito che ha provocato la vera regressione storica delle donne, perché ha distrutto tutto lo stato sociale in meno di 3 anni. E si sa che erano soprattutto le donne a lavorare negli asili, negli ospedali, nelle scuole, in tutto ciò che era veramente al centro dello stato sociale. Prima della crisi la disoccupazione femminile era al 12%, ora è al 68%. E ciò che è molto allarmante è il ritorno delle donne a casa, non si tratta solo di un problema si disoccupazione ma di un vero e proprio ritorno al passato. Questo fenomeno è enorme, si tratta di milioni di donne toccate dalle misure della Troika. In più il carico di lavoro per loro è aumentato: perdono la loro autonomia e sono al contempo responsabili della famiglia, una famiglia che cambia di natura. Se prima la famiglia tradizionale era basata sulla coppia, ora abbiamo un nuovo fenomeno, per cui tutte le generazioni si raggruppano in appartamenti molto piccoli dove spesso ci sono anche sette o otto persone di tre generazioni diverse, sono quasi delle “tribù”, che non definirei patriarcali, mi sembra che siano qualcosa di ancora più arcaico e primitivo. Si creano così spazi pieni di tensioni, il rapporto tra esseri umani, in generale, diventa sempre più violento.

Ci sono risposte dal basso?
Io credo che per il momento non ci sia nessun movimento che sappia dare una risposta forte e di massa. Non ci sono movimenti veramente coscienti del fatto che sono le donne ad essere al centro della crisi e non ci sono movimenti auto-organizzati. Se, da una parte, è vero che le donne partecipano alle lotte molto più spesso degli uomini, sono attive nelle occupazioni dei ministeri e degli ospedali, sono presenti nelle strutture di assistenza e sono protagoniste in tutti i movimenti di solidarietà, eccetto che in quello fascista; dall’altra parte è evidente che non c’è, però, una presa di coscienza in quanto donne.

Qual è lo stato dei movimenti in Grecia? Come si rapportano con i partiti?
Syriza ha ricevuto il 27% alle ultime elezioni, io credo che questo partito dovrebbe portare speranza al popolo greco. Alle elezioni prossime occorre proporre soluzioni radicali e avere il coraggio di affrontare il problema del debito, problema centrale oggi nel confronto tra i greci e la Troika. Bisogna avere il coraggio di dichiarare la cessazione di pagamento perché ciò obbligherà la Troika a negoziare. Syriza, dichiarando di volere la cessazione del pagamento e l’attuazione dell’audit del debito, non legittimo per la maggior parte, potrebbe così creare un nuovo rapporto di forza con i creditori, obbligandoli a negoziare e ribaltandone la posizione. Per il momento Syriza non ha espresso una posizione chiara in merito, ma c’è da sperare che sarà capace di dare questa speranza al popolo greco, facendo anche appello alla solidarietà per fronteggiare il problema. Un problema che, tra l’altro, non riguarda solo la Grecia ma anche Italia, Spagna, Portogallo e altri paesi. Si potrebbe mandare così un messaggio a tutta l’Europa: non dobbiamo pagare il debito illegittimo, non è nostro!

*Al colloquio con Sonia Mitralia hanno partecipato Laura Bennati, Rossella Cramarossa, Ornella De Zordo e Marianna Petricelli. Si ringrazia per la traduzione Sara Eisa.

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