Il Fatto: “Ora Renzi rottama il Maggio fiorentino”

Pubblicato: 6 gennaio 2013 in Rassegna stampa

12di Giampiero Calapà per Il Fatto Quotidiano

Un vecchio ma storico teatro chiuso per bonifica da amianto. Una nuova mega avveniristica struttura incompleta a cui servono ancora 100 milioni di euro. E dieci professionalità licenziate, sette delle quali tesserate Cgil, con lettera firmata dal sindaco Matteo Renzi. Questa è la triste fine del glorioso Maggio Musicale Fiorentino, il più antico festival italiano, fondato nel 1933, e vera eccellenza a livello internazionale.

[clicca sulla foto per scaricare il pdf del giornale]

L’ACCORDO DA 100 MILIONI È il 19 dicembre. A Firenze viene siglato un nuovo accordo di programma tra ministero delle Infrastrutture, ministero dei Beni culturali, Regione e Comune, per portare a termine quella che è considerata “la struttura teatrale più importante della Toscana”: l’auditorium di Firenze, il Nuovo Teatro dell’Opera, progettato dallo studio romano Abdr. Via libera ad un investimento, appunto, di 100 milioni, di cui 42 solo per la realizzazione della parte scenica per l’opera lirica, cuore pulsante del Maggio. Bisogna tenere in considerazione che fino a questo momento per l’auditorium – che sorge tra il parco delle Cascine e la stazione Leopolda – sono già stati spesi 157 milioni di euro. Quindi oltre 250 milioni complessivi, peccato che il capitolato per il concorso, datato 2007, prevedeva una spesa di 83 milioni di euro.

MACCHINA MANGIA-SOLDI È il 31 dicembre. Da Palazzo Vecchio, sede del trono del sindaco Matteo Renzi, vengono spedite le raccomandate di licenziamento a dieci tecnici di scena. Perché, è la motivazione, il Maggio Musicale, gestito da una fondazione il cui presidente è il sindaco, ha i conti in rosso: – 3 milioni di euro nell’ultimo bilancio; totale di debiti già maturati pari a 33 milioni; interessi passivi su prestiti bancari vicini al milione e mezzo. La fondazione dal 1999 a oggi non ha mai avuto un bilancio in attivo, ma neppure in pareggio, eccezion fatta per l’anno di grazia 2005, quando fu commissariata. Nello stesso periodo la stessa fondazione, però, dallo Stato ha ricevuto una cifra pari a 300 milioni, mentre 33 sono arrivati dal Comune, 23 dalla Regione Toscana e 5, 6 dalla Provincia di Firenze. Una macchina mangia soldi in perdita costante.

GLI ESUBERI E i licenziamenti? Quanto fanno risparmiare? Solo 400 mila euro. Silvano Ghisolfi ha 60 anni. Gliene servirebbero ancora 5 o 6 per arrivare alla pensione. Era, fino al 31 dicembre, addetto alla direzione della produzione di scena. Cioè un ruolo di primo piano nel coordinamento, tra ufficio e palcoscenico, di tutto quello che si muove attorno allo spettacolo. È sposato e ha una figlia, Gea, di 19 anni, appena iscritta all’università. Il suo stipendio si aggirava sulle 1300 euro. Fermarsi adesso, per Ghisolfi, vuol dire distruggere le possibilità di una vecchiaia serena, buttare nel cesso le possibilità di una pensione dignitosa: è uno dei licenziati.

LA VERTENZA “Ma non vorrei parlare della mia storia personale, perché non riesco ancora a ragionare – racconta Ghisolfi – come uno che ha perso il lavoro. C’è in ballo di più. Preferisco lottare per la difesa del teatro. Perché cacciare me e gli altri nove vuol dire rompere un sistema, immaginare invece una struttura di teatro per pochi eletti dove la professionalità conta niente”. Lui è nel direttivo cittadino della Cgil, dello stesso sindacato fanno parte sette dei dieci licenziati, cinque di loro addirittura dirigenti sindacali, “quindi – accusa Ghisolfi – è chiaro che si ravvisa da parte del presidente della fondazione, quindi del sindaco Renzi, un comportamento anti-sindacale”.

LA REPLICA “Non mi sento di denunciare una discriminazione, però verrà evidenziato ai giudici nella vertenza se questo costituisce un atteggiamento antisindacale”, precisa Paolo Aglietti, coordinatore regionale Slc-Cgil, e anche lui dipendente del Maggio. Altri trentacinque sono stati mandati in “esodo volontario”, cioè liquidati purché accettassero loro di mollare. A sentire Renzi non c’era proprio altra strada: “Noi stiamo rispettando solo un accordo firmato anche dai sindacati necessario per salvare il teatro”. Poi c’è l’arte che non si vede, perché non va in scena. Il vecchio teatro comunale, sede storica del Maggio, è sbarrato da questa estate per la bonifica dell’amianto.

L’AMIANTO È atteso a giorni il parere dell’Asl. E si suda freddo. Perché il 15 gennaio è in programma là, nella vecchia sede, la prima della Valchiria, quindi bisogna fare in fretta per permettere a Zubin Metha di dirigere l’orchestra. L’unica cosa certa sono costi che lievitano ancora. Mentre proprio ieri nella centrale piazza della Repubblica un gruppo di associazioni cittadine riunite sotto lo slogan “Spazi liberi” protestava contro le politiche dell’amministrazione Renzi sulla cultura. “Al sindaco preme svantaggiare e chiudere i luoghi di produzione culturale – attacca la consigliera comunale di opposizione Ornella De Zordo – a beneficio di eventi faraonici: avremo solo grandi concerti e prestigiose sfilate, ma neppure una libreria in centro continuando così”.

Twitter @ viabrancaleone

Annunci
commenti
  1. annamaria ingiulla ha detto:

    e che dire del balletto del mago di oz dove, i pochi che non scioperavano, erano stati costretti a lavorare perchè, col contratto in scadenza, era stto loro fatto capire che se sciperavano sarebbero stati licenziati?Questo è il nostro Sindaco, ma ha gran successo e bisogna prenderne atto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...